lunedì 20 febbraio 2012

Riunione nazionale antirazzista




DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012 – Roma

In questi ultimi mesi, mentre la crisi economica e finanziaria sta lasciando milioni di persone senza lavoro, casa, reddito, ecc… assistiamo a continui atti di razzismo e discriminazione verso i migranti, rom, insomma i cosiddetti diversi. La strage fascista e razzista di piazza Dalmazia a Firenze, con l’ uccisione di Modou Samb di 40 anni e Mor Diop di 54 anni, entrambi di origini senegalesi (ferendone altre tre sempre d'origine senegalese) si inserisce in questo clima frutto anche di anni di politica razzista.

Questo scenario coinvolge la vita di migliaia di richiedenti asilo, che vivono nella stragrande dei casi in centri (ex colonie, alberghi, parrocchie, campi della croce rossa) in attesa che le commissioni territoriali valutino le loro domande di asilo... persone fuggite dalla Libia, che quasi certamente vedranno respinta la propria domanda di asilo.

L’Italia non ha ancora emanato il decreto legislativo che recepisce la direttiva CE/52/2009 per la tutela dei lavoratori sfruttati irregolari (daneggiati dalle Commissioni) così anche quest’anno nella raccolta degli agrumi a Rosarno se i lavoratori dovessero subire truffe o violenze non potranno reclamare il salario o denunciare il caporale e il datore di lavoro perché ricattati dal pericolo espulsione!

Mentre il Governo Monti discute sulle quote d’ingresso, in Italia sono circa 500.000 i lavoratori irregolari che chiedono di venire alla luce del sole. L’emersione sarebbe un primo atto contro la crisi!

A questo si aggiunge il calvario delle perdita dei permessi di soggiorno per chi perde il lavoro col rischio di finire in un CIE, le tasse "etniche e razziste" sui permessi di soggiorno e il dramma della sanatoria truffa del 2009".

Ma in questo quadro è bene considerare l’importanza della manifestazione antirazzista del 17 dicembre scorso a Firenze e le varie mobilitazioni nelle diverse città. Iniziative che sono state carraterizzate dal protagonismo dei migranti e dei richiedenti asilo.

Invitiamo e facciamo appello a tutte le associazioni laiche e religiose, alle organizzazioni sindacali per una riunione nazionale antirazzista per decidere quali iniziative e mobilitazioni intraprendere in questo contesto. In particolare la definizione della partecipazione italiana alla “marcia Europea dei migranti e sans Papier a Strasburgo dal 2 giugno al 2 luglio 2012”.


 Riunione nazionale antirazzista

DOMENICA 26 FEBBRAIO 2012

dalle ore 10 alle ore 15 in Via Giolitti, 231 Roma


Coordinamento Nazionale Collettivi Migranti – Unione Sindacale di Base (USB) – Centro sociale Ex Canapificio Caserta – Stop Razzismo – Forum Antirazzista Palermo – Blocchi Precari Metropolitani - ecc....

venerdì 13 gennaio 2012

PER UN 2012 DI DIRITTI PER I MIGRANTI, PRECARI E LAVORATORI





LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA!
STOP RAZZISMO, CATANIA CITTÀ APERTA

A 2 anni dai terribili giorni di Rosarno, il 2011 ha dimostrato le disumane conseguenze del “pacchetto sicurezza” e della sanatoria truffa sulle condizioni di vita e di lavoro dei migranti nel nostro paese.
Nei mesi scorsi i migranti si sono mobilitati al fine di ottenere l´elementare diritto al permesso di soggiorno. Tutti i migranti hanno diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione, perciò rifiutiamo ingiuste leggi razziali funzionali soltanto ad incrementare il lavoro irregolare, i profitti dell’economia sommersa ed il ricatto occupazionale per i migranti e, attraverso loro, per tutti i lavoratori. La presenza dei migranti ed il loro sfruttamento neo-schiavista nelle campagne meridionali (da Rosarno a Cassibile),  ha garantito in questi anni la sopravvivenza dell’agricoltura, mentre i migranti ci hanno dato una grande lezione di civiltà con le loro rivolte in Campania e Calabria  contro i poteri criminali ; inoltre la presenza dei migranti  con l’attuale fase di grave crisi economica, sta diventando un comodo pretesto per chi ci governa per innescare fratricide guerre fra poveri, soprattutto nel Sud d’Italia, mentre si continua a smantellare l’apparato produttivo (vedi Fiat a Termini Imerese). L’attacco di Marchionne  contro i lavoratori metalmeccanici dimostra la volontà padronale di smantellare con tutti i mezzi il potere contrattuale e le libertà sindacali di tutti i lavoratori.

La divisione e la contrapposizione fra occupati e precari, fra catanesi e migranti, fra regolari ed irregolari non può che rafforzare il potere di chi ci sfrutta. Facciamo appello a  vigilare ed a mobilitarsi contro queste ingiustizie, visto che oramai , nell’Italia delle leggi ad personam, anziché combattere la povertà ci si riduce a far la guerra ai poveri, criminalizzando le vittime e lasciando impuniti i carnefici. Il governo Monti, in sostanziale continuità con il precedente, mentre taglia  le spese sociali, aumenta solo quelle militari e sta dilapidando ingenti risorse pubbliche per militarizzare non solo i confini, ma l’intera società; la scellerata esperienza di segregazione dei richiedenti asilo nel megaCara di Mineo ne è un drammatico esempio. A Catania alla Fiera la situazione degli ambulanti, soprattutto senegalesi, peggiora  e si sta estendendo in tutta la città anche agli altri ambulanti. I controlli si moltiplicano e nei sequestri a volte si usano metodi violenti. In una città dove l’abusivismo regna sovrano, dove le cosche mafiose controllano interi territori e settori centrali dell’economia e non solo, i rappresentanti delle istituzioni hanno scelto di affrontare la situazione solo per via militare; da mesi si ripetono veri rastrellamenti  con frequenti abusi di potere. Perché non si persegue chi produce la merce con i marchi contraffatti? Ha pensato, qualche fautore della criminalizzazione degli irregolari, che così li si spinge verso la ricca ed indisturbata criminalità locale (che forse ha anche interesse nel business della contraffazione dei marchi e che ricicla i suoi profitti in tante attività commerciali formalmente “regolari”)?

Nella nostra provincia risiedono circa 26.000 migranti ed oltre 3000 hanno richiesto nel settembre 2009 di regolarizzarsi come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i lavoratori nell’agricoltura e nell’edilizia, i venditori ambulanti a trasformarsi in badanti, vittime del mercato dei contratti in mano alla criminalità organizzata, che li ha derubati ed ingannati. Dopo oltre 2 anni sono centinaia le pratiche definite negativamente con motivazioni pretestuose ed ancora di più i ricorsi al Tar; solo a Catania (seconda città d’Italia per Indice di Permeabilità Mafiosa) si svolgono indagini di Polizia a tappeto per accertare qualsiasi cavillo utile al diniego; praticamente si infierisce soprattutto contro le vittime e solo marginalmente contro i carnefici.  Dopo 4 manifestazioni con delegazioni in prefettura nel dicembre scorso, in seguito all’incontro con Il Prefetto Cannizzo ed il Questore Cufalo del 10/1 si è finalmente aperto un confronto sul documento proposto dagli avvocati che collaborano con noi su nuovi percorsi di emersione e di regolarizzazione. Non si può scaricare  sui migranti la carenza di personale e l’inadaguetezza dello Sportello Unico dell’Immigrazione, così come bisogna potenziare  l’Ufficio stranieri della Questura per meglio smaltire la crescente mole di lavoro. Invitiamo tutte le realtà sociali, sindacali e religiose al sostegno ed alla partecipazione alle mobilitazioni dei migranti e ribadiamo la piattaforma delle precedenti mobilitazioni :


1)  rilascio del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla “sanatoria truffa” ed estensione generalizzata della regolarizzazione a tutte le tipologie di contratto e di lavoro autonomo;

2)     prolungamento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro;

3)     rilascio del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero;

4)     chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti, compreso il megaCara di Mineo

5)     riconoscimento del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni;

6)     riconoscimento della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia



LAVORO, DIRITTI, LIBERTA’
MAI PIU’ CLANDESTINI, MA CITTADINI!

                                                      Rete Antirazzista Catanese, via Caltanissetta 4

martedì 20 dicembre 2011

STRAGE DEL 13/12 A FIRENZE


I nostri fratelli Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati e Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike gravemente feriti da una mano armata dall’odio xenofobo, lucido e determinato. Tutti sono vittime della manifestazione estrema di un razzismo quotidiano che umilia sistematicamente la nostra dignità.
La strage del 13/12 a Firenze necessita di una risposta ampia e plurale, che esprima lo sdegno per i barbari assassinii e la ferma volontà di operare concretamente perché simili fatti non si ripetano. E' necessario che non ci si limiti all'abbraccio solidale verso la nostra comunità colpita ed alla partecipazione al nostro dolore solo per un giorno.
Occorre andare più a fondo e individuare tutte e tutti insieme come si è costruito nel tempo il clima che rende possibile l'esplodere della violenza razzista come è avvenuto il 13 dicembre a Firenze e solo due giorni prima a Torino con il pogrom contro un insediamento Rom. Bisogna interrogarci su come siano stati dati spazi, per disattenzione e/o per complicità, ai rigurgiti nazi-fascisti di gruppi come Casa Pound, quale ruolo abbiano avuto in questa escalation non solo i veleni sparsi dalle forze "imprenditrici" del razzismo, ma anche gli atti istituzionali che, a livello nazionale e locale, hanno creato, in nome dell'ordine e della sicurezza, discriminazioni e ingiustizie.
Chiediamo l’impegno di tutte e tutti per cambiare strada, intervenendo sul piano culturale e della formazione del senso comune, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona.
E’ necessario avere come punto di riferimento costante il riconoscimento dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate, dei rifugiati e richiedenti asilo e dei profughi, eliminando i molti ostacoli istituzionali che contribuiscono a tenere in condizione di marginalità la vita di molti migranti in Italia.
Occorre dare piena applicazione al dettato costituzionale e alle leggi ordinarie che consentono la chiusura immediata dei luoghi e dei siti come Casa Pound, dove si semina l'odio e si incita alla violenza xenofoba.
Bisogna che tutte le energie positive, che credono nella costruzione di una città e di un Paese della convivenza e della solidarietà, si mobilitino unite per fare barriera contro l'inciviltà, il razzismo, l'intolleranza.
Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.
Facciamo un appello rivolto a tutte le persone di buona volontà, nella società e nelle istituzioni, ad unirsi a noi, in una manifestazione ampia, partecipata, pacifica, non violenta e contro la violenza, di carattere nazionale.
Una manifestazione che segni una svolta e l'inizio di un cammino nuovo, onorando le persone uccise e ferite in quella tragica giornata e capace di affermare in modo inequivocabile: mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre. 
video


martedì 27 settembre 2011

martedì 5 luglio 2011

Sette tentati suicidi al Cara di Mineo, anni di attesa per l`asilo
terrelibere.org terrediconfine - autore dell"articolo Raffaella Cosentino - Redattore Sociale
Da un rapporto di Medici senza frontiere ("Dall’inferno al limbo") la voce dei profughi intrappolati nel centro per la lentezza della commissione. Abdoul: “Da quando sono arrivato a Mineo, non faccio altro che camminare in circolo, sembra di essere in carcere”. Prima intrappolati in Libia, ora nel limbo di una situazione kafkiana. In sette hanno già tentato il suicidio.

Il CARA di Mineo. Fotografia di Raffaella Cosentino

Roma – Depressione, solitudine, isolamento e sette persone che hanno già tentato il suicidio perché “dopo essere stati intrappolati in Libia, i cittadini stranieri sono ora intrappolati nei campi e nei centri di accoglienza, dove vivono condizioni molto precarie, senza prospettive per il futuro`. E` il ritratto a tinte fosche che arriva da una voce indipendente all`interno del Cara di Mineo, in provincia di Catania. Si tratta dell`Ong "Medici senza frontiere" che ha raccolto in un dossier le voci dei migranti “Dall`inferno al limbo`.

Msf è presente nel "Residence degli Aranci" di Mineo per un progetto di salute mentale che avrà una sperimentazione di due mesi, con attività psicosociali rivolte a 350 ospiti sul quasi duemila che affollano il mega centro di accoglienza per richiedenti asilo. Il rapporto è un modo per fare arrivare le testimonianze dei profughi ai giornalisti che non possono entrare nei centri a causa del divieto del Viminale.

“Sono arrivato a Mineo il 2 giugno. La situazione non è buona. Ogni giorno è uguale al precedente – dice Georges (nome di fantasia), nigeriano 29enne – Mi piacerebbe, per esempio, leggere il giornale. Non c`è niente per tenerci occupati. Non posso uscire dal centro. Possiamo solo stare seduti. Lasciarci seduti in un posto non significa aiutarci`. Più volte i migranti hanno denunciato di essere stati tagliati fuori dal mondo. “Abbiamo solo 3 minuti a settimana per chiamare le nostre famiglie – racconta Idrissa, 23 anni, del Niger – La commissione interroga solo due persone al giorno. Non sappiamo quando e come lasceremo questo posto. Siamo come prigionieri perché qui non c`è trasporto, stiamo soffrendo, abbiamo bisogno di aiuto`.

Le storie dei richiedenti asilo di Mineo sono quelle di persone comuni che avevano una vita in Libia, prima della guerra. Facevano gli autisti, le donne delle pulizie, lavoravano nelle lavanderie. Alcuni, come Patrick, 46 anni, congolese, vivevano a Tripoli dopo essere già fuggiti da una guerra, quella nel Nord Kivu. Si erano ricostruiti l`esistenza, ma poi è arrivato questo nuovo conflitto e ha spazzato via tutto. Nei loro racconti si legge non solo la paura per i bombardamenti ma anche le aggressioni da parte della popolazione locale, come le rapine con i coltelli e il tentativo di costringerli a partecipare alla guerra da parte delle milizie.

“Laggiù eravamo considerati delle armi - dice Akin, 34 anni, nigeriano – sono stato portato in un luogo chiuso con altre persone. Volevano usarci come mercenari`. Abdoul è scappato per paura di morire per mano di uomini armati. Ha mandato la moglie e i due figli in Niger, ma non è riuscito a raggiungerli. Ora non sa che fine abbiano fatto e la preoccupazione lo sta consumando. “Da quando sono arrivato a Mineo, non faccio altro che camminare in circolo – dice – sembra di essere in carcere. Per due mesi ci hanno detto che avremmo dovuto ricevere i documenti ma non è successo nulla. Il tempo passa e io non so nemmeno se la mia famiglia riesce a sfamarsi e può sopravvivere senza di me`.

A Mineo si rischia di attendere anni solo per uscire, per conoscere l`esito della domanda di asilo. Finora la commissione territoriale ha esaminato solo 2 casi al giorno. Per smaltire duemila persone ci vorrebbero quasi tre anni a questo ritmo. Perciò le proteste dei profughi sono continue. Diverse volte hanno bloccato l`autostrada Catania – Gela che passa vicino al "Residence degli Aranci". L`ultimo episodio risale al 20 giugno, durante la giornata del rifugiato, mentre l`attenzione era puntata su Angelina Jolie sbarcata a Lampedusa. Redattore Sociale ha verificato che quel giorno dieci migranti feriti con contusioni e lievi traumi sono arrivati all`ospedale di Caltagirone, subito dopo la protesta. Non si sa cosa abbia provocato le ferite.

La "Rete antirazzista catanese" ha denunciato presunte violenze da parte della polizia. “Non abbiamo visitato pazienti in quell`occasione e quindi non so cosa sia successo, ma sappiamo delle manifestazioni` dice Francesca Zuccaro, a capo della missione di Msf. Dalle testimonianze raccolte dall`Ong risulta chiaro che il Cara di Mineo, aperto a marzo dal governo dichiarando l`intenzione di farne un centro modello per l`Europa in una struttura lussuosa, non è adeguato alla funzione che deve svolgere.

“I Cara devono avere standard che garantiscano i servizi per le persone vulnerabili e per la tutela delle vittime di violenza e di tortura` spiega ancora Zuccaro. Da alcuni giorni a Mineo è stata potenziata la commissione, ma ancora non si sa esattamente quante sono le audizioni giornaliere. Sui centri di detenzione (Cie), Zuccaro ribadisce quanto scritto nel rapporto di Msf che chiedeva la chiusura delle tendopoli – carcere di Trapani Kinisia e di Palazzo San Gervasio (Pz). “Ci sono condizioni di vita intollerabili che mettono a rischio la salute mentale delle persone – afferma – impensabile la detenzione estesa a 18 mesi`.

tag Tag: mineo migranti_asilo
Formato per la citazione:
Raffaella Cosentino, "Sette tentati suicidi al Cara di Mineo, anni di attesa per l`asilo", terrelibere.org, 02 luglio 2011, http://www.terrelibere.org/terrediconfine/sette-tentati-suicidi-al-cara-di-mineo-anni-di-attesa-per-l-asilo